Bei tempi...
In mezzo a tutte le mie stronzate, permettetemi un momento di malinconia...Malinconia che mi ha assalito prepotente giusto 5 minuti fa, quando, spulciando tra vecchi file del mio pc ho ritrovato questo breve racconto, se così lo vogliamo chiamare... Non è scritto da me.L'autrice è mia cugina, mia coinquilina per anni, mia compagna inseparabile di gioventù trascorsa a fare progetti su come salvare il mondo. La vena malinconica di oggi è per lei, per le altre due "ciociarotte"e per tutti gli anni trascorsi in quella casa fatiscente in cui risuonavano ad ogni ora risate e chiacchiere spensierate...che avrà visto centinaia di persone varcare la sua soglia e portare, ogni volta, una ventata di allegria, di amicizia, di amore...quella casa che per 5 lunghi anni è stata tutto il nostro mondo, un mondo meraviglioso...
Chi abita adesso nella nostra vecchia casa?
Ernesta ed io ce lo chiediamo di ritorno da una serata al Qube, mentre siamo ferme ad un semaforo rosso in zona Tiburtina. Ad un passo da casa. Nostra. Perché anche se ormai da due anni non la abitiamo più e ci siamo trasferite in altre stanze, in altre case, in altre città, quella resta tuttora casa nostra.
E visto che siamo così vicine, perché non farci un salto? Sono solo le cinque del mattino del resto…
Il semaforo diventa verde e mentre Ernesta ingrana la prima, una nuova determinazione le illumina lo sguardo e un’ eccitazione demente pervade l’abitacolo.
Il quartiere dorme, eccolo qua. Muri, auto, insegne, tutto è al solito posto. Tranne noi, che di questo paesaggio non facciamo più parte e che tuttavia siamo venute con il folle proposito di rivendicare la nostra appartenenza.
Via Maffio Maffii. Se Trinità dei Monti rappresentava ai nostri occhi il salotto buono di Roma, questa via, così piccola e insignificante da comparire solo sulle mappe più dettagliate, era per noi la stanza segreta, la soffitta, lo scantinato dove ci si rinchiude ad ascoltare musica e a fare canne e dove si portano solo gli amici più intimi.
Siamo solo delle stupide patetiche sentimentali. Ma non possiamo accettare il fatto che il nostro rifugio sia stato sventrato, svuotato, stravolto, ricostruito daccapo. E poi dato a qualche sconosciuto. La nostra vecchia cucina coi solchi sul pavimento, il nostro salone con la colonna al centro, il nostro ingresso dipinto d’azzurro, il nostro bagno di servizio con la doccia fuori uso… Al loro posto altre cucine, altri saloni, altri ingressi, altri bagni. Al nostro posto altre persone, altre generazioni.
Chiunque essi siano non sono all’altezza dell’eredità. Chiunque siano non hanno il diritto di occupare i nostri ricordi. Chiunque essi siano stanno per essere svegliati da una citofonata. Siamo solo delle stupide patetiche sentimentali. Ma oltre questo vorrei essere anche una faccia da culo e avere il coraggio di affrontarlo chiunque verrà a rispondere. E invece no. Invece tengo il dito sul citofono giusto 2- 3 secondi e poi salto in macchina, dove Ernesta mi aspetta col motore acceso. Ripartiamo sgommando e la risata isterica che ci sconquassa il petto ha un fondo di amarezza che preferiamo ignorare. Non andiamo via. Facciamo solo il giro dell’isolato e arriviamo sul retro del palazzo, per vedere se le finestre sono accese. Solo per un nanosecondo ci sfiora il dubbio che la quantità di alcol che abbiamo ingerito non sia abbastanza per giustificare tanto patetico squallore.
Altro giro altro regalo: di nuovo il motore acceso come per una rapina e io che spingo forte col dito sul citofono e poi non scappo più, ma aspetto, aspetto che una voce rauca e assonnata mi chieda chi è e poi invece di rispondere che sono il genius loci, il fantasma del castello, lo spirito della casa - come vorrei, come sto pensando - volo di nuovo dentro la Punto. Di nuovo sotto le finestre. Niente. Dalle tapparelle abbassate non si vede nemmeno una luce. Stiamo per un po’ così, ad annusare come cagne l’aria familiare del quartiere e a guardare il bucato steso alle finestre cercando di evincerne la personalità dei nuovi inquilini.
Poi andiamo via. È arrivato il momento. Solo un’ultima veloce citofonata, così, tanto per gradire, tanto perché il sistema dei sensi unici ci costringe a passare di nuovo davanti al portone e non si può resistere ad una tale tentazione. Un’ultima sonora citofonata tanto per dire che ci siamo o meglio che c’eravamo, che abbiamo avuto vent’anni esattamente qui, in questo posto, e che questo posto ci è appartenuto e noi gli siamo appartenute come nessun altro. Un’ultima accelerata e poi di nuovo via, verso il centro, verso il mattino, verso i trent’anni.

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cmq me sonavate alle cinque del mattino dovevate come minimo salire e preparare un caffè... sempre che non vi tiravo prima la tazza del cesso in testa!
bye
Albix77 (Comment this)
By Boccia (Comment this)
Prince (Comment this)
Anche a me un po di tempo fa mi è capitato di passare nel posto dove ho vissuto, e mi sono risalite tutte quelle emozioni e ricordi del posto dove ho trascorso un pezzo della mia vita. Quelle strade quei negozi che per un periodo hanno fatto parte della mia quotidianità, e so che rimangono sempre nella mia mente... (Comment this)
claus.splinder.com (Comment this)
ma adesso basta fare discorsi seri con fuocofatuo, torniamo allo standard!:
allora fuocofà, quando usciamo insieme?
quando me la dai la prossima sola?
prince (Comment this)